W' prime e Vlamax

W’ e Vlamax: due facce della stessa medaglia? (Ep. 90)

Quando si parla di prestazione oltre soglia, due parametri tornano spesso fuori: W’ e VLamax. A prima vista possono sembrare concetti vicini, perché entrambi hanno a che fare con la capacità di esprimere lavoro ad alta intensità. In realtà descrivono aspetti diversi e nascono da logiche differenti.

W’ e VLamax non sono la stessa cosa

Il W’ deriva dal modello di critical power e rappresenta, in modo semplificato, una riserva di lavoro disponibile sopra la potenza critica. È quindi un parametro legato a un modello matematico della prestazione.

La VLamax, invece, è una stima della massima velocità di produzione del lattato, quindi è un parametro con significato più direttamente fisiologico e metabolico.

Questo è il primo punto chiave: possono sembrare vicini perché entrambi entrano in gioco quando si va forte, ma non stanno descrivendo esattamente la stessa cosa.

Perché possono sembrare collegati

Nella pratica, un atleta con una buona capacità anaerobica spesso mostra anche una buona capacità di sostenere o ripetere sforzi sopra soglia. Per questo W’ e VLamax possono a volte sembrare due modi diversi di leggere lo stesso fenomeno.

Ma non sempre coincidono. Un atleta può avere un W’ relativamente elevato senza avere necessariamente una VLamax molto alta, oppure il contrario. Dipende da quanto contano il modello utilizzato, il tipo di sforzo considerato e le caratteristiche fisiologiche individuali.

In altre parole: c’è una zona di sovrapposizione, ma non sono due sinonimi.

Come interpretarli nell’allenamento

Il punto pratico più importante è che W’ e VLamax non vanno usati come etichette isolate, ma inseriti nel quadro generale dell’atleta.

Il W’ può aiutare a leggere meglio la tolleranza al lavoro sopra critical power e la gestione degli sforzi intensi. La VLamax può dare indicazioni utili sulla componente glicolitica e sulla tendenza dell’atleta a produrre energia rapidamente per via anaerobica.

Interpretati bene, possono aiutare a capire perché un atleta sia forte nei rilanci ma meno efficiente sugli sforzi lunghi vicino alla soglia, oppure perché riesca a tenere ritmi elevati in modo molto stabile ma fatichi nei cambi di ritmo più violenti.

Per approfondire: ascolta la puntata del podcast

In questo articolo abbiamo solo introdotto il tema. Nella puntata 90 del podcast entriamo più nel dettaglio e spieghiamo meglio cinque aspetti centrali.

Partiamo dalle definizioni di W’ e VLamax, per chiarire subito cosa rappresentano davvero. Poi analizziamo la differenza tra un modello matematico e una misura fisiologica, che è il nodo principale del confronto.

Successivamente vediamo in quali contesti può servire un W’ elevato o una VLamax più bassa, collegando questi parametri alle richieste reali della gara. Entriamo poi nel tema di come stimarli, anche senza ricorrere necessariamente a test di laboratorio complessi. Infine, chiudiamo con alcune considerazioni su come allenarli, o meglio su come orientare il lavoro quando si vuole influenzare quel tipo di profilo prestativo.

Se vuoi capire davvero perché questi due parametri possono sembrare simili ma raccontano cose diverse, questa è una puntata che merita di essere ascoltata.

🎧 Ascolta l’episodio 90 del podcast Hai voluto la bicicletta? su Spotify, Apple Podcast, Amazon Music o guarda il video su YouTube.

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